“Dove ti porta un bus” e l’area giochi inclusiva di Cameri.

Può un libro per ragazzi essere d’ispirazione per un’area giochi?  Si, soprattutto se è un bel libro che affronta un tema spinoso ma mai così attuale. L’inclusività.

Oggi diamo spazio sul nostro sito a due personalità che hanno ispirato il progetto di un’area giochi inclusiva progettata e realizzata da Proludic: l’autrice del libro “Dove ti porta un bus” Anna Lavatelli e il vice-sindaco di Cameri (NO) Pierangelo Toscani.

 

Anna Lavatelli, dal Suo sito annalavatelli.com leggiamo: scrittrice per ragazzi da oltre 30 anni, nel 2005 vince premio H.C. Andersen Italia come miglior autrice dell’anno, numerosi altri premi nazionali, dal 2007 pubblica in Brasile, Perù, Ecuador, Colombia, Messico e Spagna…

Una storia la Sua, volta ad intrattenere ed ispirare le giovani generazioni in giro per il mondo; si aspettava di diventare fonte di ispirazione anche per un’area giochi nella sua città natale?

AL: Come autrice per ragazzi, sono spinta a scrivere dal desiderio e dalla speranza di lasciare un segno, anche piccolo, che possa aiutarli nella formazione del carattere e nello sviluppo degli interessi. Ma di certo non mi sarei mai aspettata che un mio libro – con i suoi personaggi e le sue vicende – si potesse concretizzare, generando un progetto   che la vicenda narrata indica come possibile: fare della parola ’inclusione’ un impegno reale. Si può, infatti. Sono adesso ancora più convinta del ruolo propositivo dell’immaginazione e della sua forza. Infine, il fatto che tutto ciò sia accaduto ‘a casa mia’, nel luogo dove sono nata e vivo, è per me ancora più straordinario.

 

Copertina "Dove ti porta un bus"

Copertina “Dove ti porta un bus” edito da Giunti.

Ci racconta la trama del suo libro “Dove ti porta un bus”? Mi raccomando “no spoiler”!

AL: Manolo è un ragazzino timido, appena trasferitosi con la mamma in un’altra città. Lucilla è una bambina con un serio handicap, ma dal carattere forte, volitivo. Il loro incontro è dapprima uno scontro: lei sta cercando un alleato tra i compagni, ma spalleggiare la ragazza è per Manolo il peggior modo di cominciare l’anno scolastico in una realtà nuova. Per questo, preferisce aggregarsi a un gruppetto di stupidelli, pur consapevole di dover soggiacere alle loro manipolazioni. Un evento imprevisto unisce i due protagonisti e proprio un bus li porterà (metaforicamente) dove nessuno si aspetta.

 

L’inclusività è il tema centrale di questa storia; spesso ognuno di noi si fa un’idea molto particolare e basata sulla propria esperienza personale sul tema dell’inclusività. Quanto è difficile scrivere su temi così importanti? Sente la responsabilità dell’impatto che le Sue parole possono avere sulle future generazioni?

AL: Quando la storia che ho intenzione di scrivere  tocca argomenti ‘sensibili’, so di assumermi una grande responsabilità di fronte ai miei lettori. So che devo essere onesta e non giocare con gli ‘effetti speciali’. Questa consapevolezza mi spinge a una scelta ben ponderata della modalità con cui raccontare. L’impostazione dei caratteri, la credibilità dei comportamenti e delle situazioni, e, ancor di più, lo spostamento del punto di vista sono gli elementi che mi consentono di non cadere nei luoghi comuni, di non cedere al comodo buonismo o alla vittimizzazione esagerata. Non è sulle dicotomie che bisogna lavorare, per raccontare una storia che ispiri, che convinca, che inviti a pensare. Lucilla, per esempio, sa essere anche scortese, a volte antipatica. Manolo è un insicuro e per questo si adegua alle situazioni, anche se le patisce.  I personaggi (come le persone reali) possono non essere perfetti, ma reagire positivamente, capire dove vogliono arrivare e lottare per riuscirci. L’ironia che mi piace far affiorare qua e là, in questo tipo di racconti, è un altro elemento ‘calmieratore’ e contemporaneamente un utile strumento narrativo che mette il dito sulle contraddizioni e induce a vederne l’assurdità. Diverte e corregge, insomma. Senza ferire.

Pierangelo Toscani, vicesindaco di Cameri con le deleghe alla Cultura, Istruzione e alle Politiche Giovanili. In questi anni abbiamo spesso sentito parlare di “anti-politica”, di istituzioni percepite come lontane dalla realtà e dai problemi della collettività. Come amministratore locale qual è la bussola che la guida? Come prova a rispondere alle esigenze dei suoi concittadini?

PT: Credo che in genere le amministrazioni comunali, soprattutto nelle realtà come quella di Cameri, siano più vicine ai propri concittadini e alle loro problematiche rispetto “alla politica nazionale”, indipendentemente da come questa operi. Non sono mai stato un politico. Mi ritengo un “civile” prestato all’amministrazione e come tale sono assolutamente inserito nel tessuto socio-culturale del mio paese e pertanto l’ago della bussola è puntato proprio sulla visione della quotidianità; certo per alcuni versi con un orizzonte un po’ più ampio soprattutto in alcuni ambiti specifici. Questa pandemia poi ci ha in realtà messi di fronte a situazioni inaspettate a cui si è dovuto rispondere intervenendo con urgenza e con determinazione da buoni “amministratori” più che da “politici”. Sono convinto che il ruolo di amministratore comunale non è quello di stare “sul palco” o ergersi su un piedistallo ma di starne giù ad ascoltare i singoli cittadini, le associazioni, gli enti, creando opportunità e aggregazione, trovando risorse e dettando tempi, facendo insomma da facilitatore nella risoluzione dei problemi.

 

Ci parla del progetto dell’area giochi inclusiva di P.zza Dante Alighieri? Da dove è nata l’idea di ispirarsi al libro della vostra concittadina?

PT: Quando prima parlavo di visioni e orizzonti più ampi, mi riferivo ad esempio alla riqualificazione del nostro centro abitato, dell’arredo urbano e di alcune altre situazioni dove le messa in sicurezza e l’inclusione sono elementi fondamentali. In quest’ottica si inserisce la ristrutturazione e la specifica tipologia di intervento sul parco giochi all’interno dei nostri giardini pubblici in piazza Dante. La progettazione si è elaborata con un interessante lavoro di gruppo che ha coinvolto me, i miei colleghi assessori e la Proludic e che, a mio avviso, ha portato ad un risultato eccellente. Abbiamo messo sul tavolo la necessità di fare qualcosa di “carino”, di sicuro e soprattutto di inclusivo, ma anche di colorato e fantasioso e da li ad arrivare alla nostra Anna Lavatelli ci è voluto poco. Il passo successivo è venuto come una conseguenza ineluttabile: il “vostro bus”, in bella mostra sul catalogo, e il racconto “Dove ti porta un bus” di Anna, con i suoi splendidi personaggi, dovevano andare assolutamente a braccetto e così è stato.

 

Grazie ad entrambi per il tempo dedicato.